Crimewave – Alice Glass: colei che scioglie i cristalli

La prima volta che ascoltai Crimewave del duo Crystal Castles non ci capii niente. La drum-machine scomposta, la serie di synth in sottofondo e la voce robotica, manipolata e campionata rendendola quanto meno intima possibile alle orecchie dell’ascoltatore. Roba fuori dal mio genere, tutto qui, pensai. Poi un giorno mi sono trovato sotto gli occhi il video di un loro live del 2006, dove la cantante, la signorina Alice Glass, appena maggiorenne, saltella al ritmo del brano in questione. Lo riporto qui.

Quattro minuti dove una ragazzina balla scatenata saltando su e giù da una piccola impalcatura mentre al suo fianco una figura incappucciata pasticcia sulla sua tastiera e soffia dentro un tubo metallico. C’è poco di chiaro, eppure non ho mai visto un video musicale in 360p che non avesse qualcosa di magnetico. Non so, forse è una regola di YouTube. Forse lo prevede l’algoritmo. Il live non sembra essere, per così dire, densamente popolato, eppure la diciottenne Glass salta e balla come una forsennata, come se insieme a lei ci fossero due milioni di persone urlanti oppure nessuno, come se stesse cantando e saltando in camera sua, al ritmo della propria canzone e al suono delle proprie parole.

Eyes lit on sharp threats from dark lips
The lights press the soft skin to rough hands
Eyes lit on sharp threats from dark lips
The lights press the soft skin to rough hands


Ho fatto un paio di ricerche e ho scoperto che nel 2014 la signorina Glass ha lasciato il duo per poi aver accusato l’altra metà dei Crystal Castles, Ethan Kath (nel video il tizio sulla destra che strimpella la tastiera e sputacchia nel tubo), di violenze fisiche e psicologiche. Gli abusi non sono mai stati accertati del tutto, anche se è vero che Kath era già noto per avere dei precedenti con altre donne, e Alice ha proseguito la sua carriera da solista.

Quel che più mi piace di Crimewave è il fatto di percepire la voce di lei che prova a mettersi in contatto con il mondo mentre viene campionata e metallizzata dalla figura invadente e violenta di lui. È una sorta di grido soffocato, un rantolo, una chiamata alle armi strozzata che vorrebbe catalizzare sugli abusi subiti l’attenzione di chi la circonda e che invece non riesce a fare altro che mettere in moto la fantasia dell’ascoltatore, che vedendo la ragazzina ballare e divertirsi dà per scontato che tutto sia come dev’essere. È bastato un video su YouTube e una successiva ricerca su Google per rivelare la natura contorta di questa coppia, la cui gestazione artistica ha prodotto non pochi brani veramente degni di essere ascoltati. Lascio qualcosa qui.

Chi fosse interessato a spararsi qualche remix di Crimewave, invece, può fare un salto in questa piccola playlist.

di Federico Spagnoli

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