Ci sono varie categorie entro le quali gli “addetti ai lavori” del mondo editoriale sono soliti inserire i personaggi della letteratura: vi sono gli anti-eroi, come Don Chisciotte o Leopold Bloom, le figure tragiche, come Romeo, Edipo o Re Lear, e poi il macro-insieme che prende il nome di antagonisti, entro il quale spesso e volentieri vanno a finire – non necessariamente loro malgrado – personaggi letterari che meriterebbero ben più degna classificazione. Una delle tipologie che andrebbero certamente introdotte è quella dei cosiddetti Buchi Neri.
Il nome non è scelto casualmente, difatti, per rientrare nella suddetta categoria, il personaggio in questione dovrebbe disporre di uno smisurato coefficiente gravitazionale, ossia deve essere caratterizzato e strutturato a tal punto dal riuscire a piegare la narrazione (e quindi catalizzare l’interesse del lettore) al proprio volere.
Una coppia di queste rarissime figure letterarie, tanto complesse da creare quanto, per l’appunto, difficili da trovare passando da un romanzo all’altro, la si può individuare nel claudicante Long John Silver, leggendario quartiermastro e cuoco di bordo de L’isola del Tesoro, di Robert L. Stevenson, e nelle gigantesche fattezze del cosiddetto Giudice Holden da Meridiano di sangue, di Cormac McCarthy. Questi due celebri personaggi appartengono a due universi differenti: il primo prende parte alle scorribande piratesche della ciurma del Capitano Flint a bordo del Walrus, mentre il secondo capeggia spiritualmente una banda di cacciatori di scalpi guidata dall’ex-soldato J. J. Glanton. Eppure le loro dimensioni narrative sono gravide di parallelismi e punti in comune…
Ruolo: sia Silver che Holden sono personaggi comprimari delle vicende narrate, e mai protagonisti. La loro caratterizzazione si deve alle opinioni che gli altri metabolizzano sul loro conto, sui ricordi che entrambi, dialogando con i propri compagni, riportano agli occhi del lettore, e sulla graduale importanza che rispettivamente acquisiscono con lo svilupparsi delle vicende narrate.
Anomalie corporee: Silver ha una gamba sola, la guancia sfregiata da un fendente e si muove lentamente e incespicando, eppure, nel momento del bisogno, riesce a usare la sua stampella come arma o ad adoperarla “con meravigliosa destrezza, saltandoci sopra come un uccello”. Holden, dal canto suo, è descritto come un essere gigantesco, alto più di due metri ed estremamente grasso; un gigante glabro che, nonostante gli impedimenti dovuti alla sua stazza, tiene testa in tutta tranquillità a ogni sorta di nemico, mostrando un’agilità nei movimenti, al pari di quella di Silver, del tutto fuori dal normale.
Facoltà intellettuali: entrambi sono uomini colti, estremamente astuti e sfuggenti, che non hanno alcuno scrupolo nel tradire il prossimo o nel professare il falso solo e unicamente per proprio tornaconto. Sia Silver che Holden fanno della propria spiccata eloquenza un’arma molto potente che permette loro di manipolare compagni e nemici, e di risultare perfettamente credibili nonostante i repentini cambi di bandiera.
Eccellenze: il pirata e il Giudice sono accomunati dai propri difetti fisici, da una vita sempre in bilico sul filo che separa questa dalla morte, e da un vero e proprio rapporto intimo con un mondo che ai loro occhi (in particolar modo per quanto riguarda il Giudice Holden) non è altro che un teatro di violenze, ostilità e guerra. Silver è il più istruito tra i suoi compagni, è il più esperto in termini di navigazione e si dimostra anche tra i più abili nell’architettare trappole o maneggiare spada e pistola. Holden, invece, è descritto come un vero e proprio demiurgo, un’entità quasi sovrumana che padroneggia, per mezzo delle sue conoscenze scientifiche e filosofiche, ogni tipo di scenario di guerra. Tra le vicende più celebri de Meridiano di Sangue troviamo per l’appunto l’ingegnoso espediente con il quale il Giudice salva sé stesso e i propri compagni da un assalto indigeno, utilizzando una polvere da sparo fai-da-te sulla cresta di un vulcano.
Paura: ad accomunare queste due figure vi è anche un utilizzo metodico, se non chirurgico, della paura. Entrambi si muovono in mezzo ai propri uomini con grande scioltezza, anzi, nonchalance, saldi nella consapevolezza che tutto è messaggio, tutto è narrazione, e che anche quando stanno in silenzio il loro aspetto e le loro movenze incutono un timore e una riverenza senza pari.
“Quando un camerata mi gioca un tiro – uno che mi conosce, intendo dire – significa che non gli piace troppo restare al mondo insieme col vecchio John”
Rapporto col protagonista: Jim Hawkins e il Kid, rispettivamente protagonisti de L’isola del tesoro e Meridiano di sangue, sono entrambi due ragazzi svegli, curiosi, anche se il primo rimane più fedele alla propria età, e dunque risulta a tratti ingenuo, mentre il secondo a quindici anni è già un adulto (perfettamente in linea con la narrativa mccarthyiana). Silver e Holden rivestono vicendevolmente i panni di un ruolo che tanto distante non è da quello paterno, e che invece in entrambi i romanzi sfocia in quello dell’antagonista siccome, nonostante un misterioso incalzare dell’istinto paterno, i giovani rappresentano per i due uomini un misero ostacolo dinanzi a ciò che bramano davvero.
Fede: non c’è nulla che possa mettersi tra Silver e l’oro e tra il Giudice Holden e la sua tanto amata – e professata – guerra. Entrambi i personaggi hanno una fede devota, tanto astratta, al punto dal predicare come sacerdoti le proprie credenze durante le adunate con i compagni, quanto concreta, al punto dal non avere alcun problema nel sacrificare la propria salute (e, ancor meglio, quella dei propri alleati) e la propria immagine per giungere agli scopi desiderati.
Artifici psicologici: i due personaggi sono padroni spirituali delle rispettive bande, ma anche veri e propri maestri nella gestione delle proprie apparenze. Long John zoppica vistosamente e cerca di apparire come indifeso quando in realtà è sempre pronto a scontrarsi con chiunque sia tanto sprovveduto da affrontarlo. Quando, nel celebre passaggio della cosiddetta Ambasciata di Silver, si fa umiliare dal capitano Smollet e s’imbestialisce una volta che gli accordi presi non lo favoriscono (“La faccia Silver era uno spettacolo: gli occhi gli uscivano quasi dalle orbite per la collera”), fa di tutto per apparire come uno sconfitto di cui non si può provare altro che pietà: “E con un orribile bestemmia s’allontanò, inciampando e trascinandosi nella sabbia; dopo quattro o cinque tentativi falliti, riuscì a scavalcare lo steccato […]”. Inutile dire che Silver finirà per trionfare, anche grazie a questi stratagemmi con cui camuffa la propria immagine, e vale lo stesso per il Giudice Holden, che spesso e volentieri ama starsene completamente nudo, a osservare le stelle, fare il bagno nel fiume o a catalogare le foglie nel suo enigmatico diario di bordo, e che invece, non appena ne ha l’opportunità, dimentica le sue spoglie da naturalista improvvisato e incarna un complesso archetipo del Male, della violenza e del nichilismo. Lui stesso, arriva ad elevarsi a una posizione divina: “Questo è il regno cui ho diritto, disse. Eppure, in esso ci sono ovunque nuclei di vita autonoma. Autonoma. Perché esso mi appartenga non devo permettere che qualcosa vi accada senza il mio permesso.[…] Qualunque cosa esista nella creazione senza che io la conosca esiste senza il mio consenso”.
Se il fatto che ancora nessun personaggio sia riuscito a raggiungere l’eredità letteraria lasciataci da questa coppia di “Buchi Neri” sia un bene o un male, non ci è dato saperlo. Uno dei punti di forza delle caratterizzazioni narrative di questo genere sta proprio nella loro rarità e, di conseguenza, nell’intrinseca deflazione che ne fa schizzare il valore alle stelle. Forse Jackson Lamb, dello scrittore britannico Mick Herron, potrebbe essere un degno erede del pirata e del Giudice, grazie alla sua eloquenza minimale, ironica, pungente, e alla sua capacità di trascendere il proprio aspetto fisico nei vari spostamenti fulminei che, essendo descritto come piuttosto sovrappeso, non dovrebbe essere in grado di fare; ma Slow Horses è una serie dinamica e in perenne mutamento, e vale lo stesso per Lamb, il suo protagonista, che molto probabilmente dovrà aspettare ancora qualche decennio prima che la sua ombra possa allungarsi a dismisura come quella del Giudice Holden o avere un’aggiunta pennuta, all’altezza della spalla, a gracchiare “Pezzi da otto! Pezzi da otto!”.




