Drones – Sagittae Futuri


Drones esce l’8 giugno del 2015 ed è il settimo album realizzato dai Muse, noti per il loro rock influenzato dall’elettronica. Uscito tre anni dopo il capolavoro The 2nd Law, la band inglese si presenta con un rock più denso e composto da riff più ingombranti. Il suono, pesante e diretto, accompagna – anzi, spinge – la voce di Bellamy che, attraverso testi pungenti e senza peli sulla lingua, canta di guerra, alienazione, indottrinamento, defezione e declino dell’umanità. Potevamo aspettarcelo, insomma.

Dead Inside. Il disco si apre con Dead Inside, brano potente che capeggia tra i singoli dell’album e che delinea una prima spaccatura con Madness, dell’album precedente. Tossicità, deresponsabilizzazione, e un suono aggressivo e compatto. Si parte in quinta.

(Drill Sergeant) + Psycho. Il riff più emblematico dell”album spalanca le porte al secondo brano di punta del disco, e che tratta il lavaggio del cervello da parte di un superiore. Preceduto da un piccolo interludio vocale, Psycho è una canzone granitica.

Mercy. La distorsione lascia spazio a una melodia più orecchiabile. Si apre sulle note di un pianoforte sintetizzato e il protagonista, coadiuvato da una sezione di archi, chiama aiuto e rifiuta di trasformarsi nel drone killer al centro delle concettualità dell’album.

Reapers. Reapers è il brano che tutti i fan delle “schitarrate” di Bellamy aspettavano. E cosa aggiungere: i virtuosismi tecnici del frontman dei Muse sono sempre ben apprezzati; quando poi non solo fungono da assolo, ma accompagnano il testo divenendo parte integrante e centrale dell’intera canzone…

The Handler. Leave me alone. I must disassociate from you, yeah, yeah. Autoesplicativa questa frase dal “Manipolatore”. Una canzone ben costruita, che si distingue dalle precedenti per struttura e parla di libertà interiore.

(JFK) + Defector. Il disertore riporta una sfaccettatura cardine di quella che è la musica dei Muse: la robotizzazione della voce di Bellamy. Preceduto dal secondo interludio dell’album, ovvero un frammento di un discorso di J.F. Kennedy del ’61, Defector passa dall’accenno di libertà a una vera e propria dichiarazione. Strizzando l”occhio, chiaramente alla situazione in oltreoceano.

The Globalist. Un brano celebrazione delle colonne sonore di Ennio Morricone, di cui Bellamy e compagni non hanno mai nascosto di essere degli ammiratori. Genesi, ascesa e caduta di un dittatore le cui dita avide non conoscono limiti e tentano d’insinuarsi in ogni angolo del mondo. E dove non vi è angolo, ve ne si crea uno.

Drones. Il disco si conclude con un rimescolio di voci e campionamenti. Lo riporto per intero.
My mother, my father,
My sister and my brother
My son and my daughter
killed by drones
Our lives between your fingers
Can you feel anything?
Are you dead inside?
Now you can kill
From the safety of your home with drones

Amen.

Mina: Dead Inside / The Handler.
Sottobosco: Aftermath.

di Federico Spagnoli

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