La pratica fotografica di Tommaso Donato (classe 1990) si dispiega all’intersezione tra narrazione, memoria e inconscio. Radicata in un’estetica pittorica, le sue immagini non si limitano a documentare la realtà, ma la reinterpretano, distillano, e spesso ne dissolvono i confini per rivelare qualcosa di più profondo, più fragile, più onirico.









Il suo lavoro riflette una continua indagine sulla condizione umana: solitudine, identità, silenzio e gli spazi ineffabili che abitiamo. La fotografia diventa sia linguaggio che soglia; un modo per confrontarsi con l’abisso dell’esistenza e dargli forma senza risolverne il mistero. Il surreale emerge come estensione poetica della realtà. Ogni fotogramma è un tentativo di sospendere il tempo, di evocare piuttosto che di spiegare, e di invitare lo spettatore in uno spazio in cui l’emozione precede la ragione, dove ciò che non si vede è presente tanto quanto ciò che appare.
Tommaso si avvicina alla fotografia affascinato dalle suggestioni visive del cinema classico, disciplina che ha approfondito studiando come direttore della fotografia. La sua ricerca è fortemente influenzata dall’arte in tutte le sue forme, e nelle sue immagini emergono spesso visioni che oltrepassano la realtà quotidiana, aprendo scenari in cui lo spazio e il tempo seguono percorsi propri.




