L’amore per i libri è una passione comune, un mondo emozionale che non profila distinzioni di classe o di genere. Esistono famosi casi storici di giovani che, pur vivendo in classi sociali misere, hanno combattuto per “conquistare” i libri, e ci sono riusciti. Ma se guardiamo alle distinzioni di genere, siamo proprio certi che essere uomini o donne sia – in relazione al cosmo dei libri – la medesima cosa?
Purtroppo no: per la secolare indifferenza verso la loro cultura, per la soggezione in cui la storia le ha tenute, le donne hanno sofferto una specie di esclusione, condizione sorta anche per la storica mancanza di capacità economica necessaria a raccogliere libri e formare una collezione. Da ciò la carenza di studi e di sguardi sul mondo della bibliofilia femminile: una sorta di pesante silenzio che per secoli ne ha avvolto la realtà.
Fu perciò un fatto singolare – una vera scossa elettrica – quel che accadde nel 1926, quando il grande bibliotecario e bibliografo Giuseppe Fumagalli, figura ben nota a inizio Novecento e oggi un po’ dimenticata, sfidò il sospetto che il mondo del collezionismo maschile nutriva verso la donna appassionata di libri e scrisse la prima dissertazione italiana dedicata al tema: Donne bibliofile italiane. Il breve saggio uscì come prefazione a un catalogo d’asta della Hoepli di Milano, ma fu poi accresciuto e pubblicato l’anno seguente sull’«Almanacco della donna italiana», infine stampato in forma di fascicolo tipografico autonomo, in cento esemplari da donare agli amici bibliofili.

Per il valore di battistrada, il breve scritto meritava di essere riproposto e ci ha pensato la romana Elliot con una simpatica edizione che oltre al saggio di Fumagalli pubblica un divertente frammento coevo (di Adolfo Padovan) in cui si sostiene l’antipatica tesi che donne e libri siano innati antagonisti. E invece, avviando il proprio scrittarello, Fumagalli dichiarò subito che l’amore dei libri accomuna uomini e donne, anche se in quel 1926 il numero dei bibliofili maschi era assai maggiore rispetto a quello della controparte femminile, per tutte le ragioni storiche e sociali già individuate.
Pur senza la pretesa di stilare un catalogo esauriente del collezionismo da parte di donne, Fumagalli scrisse piacevoli pagine ricche di informazioni: dimostrò che dal Rinascimento al primo Novecento i libri erano stati amati da una lunga serie di donne, una collana in cui si snodano le figure di Lucrezia Borgia, Isabella Gonzaga d’Este, Ippolita Sforza, fino a varie donne della cerchia napoleonica e dei Savoia.La cura è della toscana Francesca Nepori (già curatrice presso la Nave di Teseo della bella collezione di testimonianze Donne che amano libri) che ha trascritto il breve saggio – in precedenza uscito in edizioni anastatiche – e ne ha procurato un’onesta prefazione storica. L’edizione si profila dunque come un saggio di storia della società e della cultura. Ma è anche un prodotto squisito, esempio di quella brevità e nitidezza che tanto fanno bene al saggismo.
(Giuseppe Fumagalli, Donne bibliofile italiane, Roma, Elliot, 2026)
Antonio è critico e traduttore. Scrive per la «Gazzetta di Parma» e per riviste di storia del libro. I suoi lavori sono nei cataloghi Sellerio, La nave di Teseo, Elliot, Quodlibet, Rubbettino e sono tradotti in vari paesi del mondo.




