The last day of summer never felt so cold – Robert Smith
L’estate è il periodo in cui i lettori occasionali riemergono dal letargo invernale per reinventarsi impavidi esploratori della letteratura da spiaggia. Abbondano i gialli, i romanzi rosa e, di tanto in tanto, tra le file di lettini a decantare nell’ombra, spunta anche l’innocente vituperio di un Kafka letto a cuor leggero. Per chi è abituato, invece – sebbene quest’abitudine sia sempre scaturita da un’irreversibile condanna –, a divincolarsi in tutti i periodi dell’anno con la fiaccola in mano attraverso le impervie segrete della narrativa, l’estate diventa finestra per scovare nuovi capolavori e, allo stesso tempo, occasione per rispolverare già saggiate opere maestre.
Il Terzo Reich è uno di quei libri che una volta amavo definire “impollinatori”, ovvero che risiede nel quintetto di opere che hanno il potere di pungolare senza penetrare le carni, lasciando che sia tu a finire il lavoro. Le idee, le visioni e le sensazioni che germogliano grazie a questo libro sono esattamente come gli elefanti della filastrocca per bambini che se ne stanno appollaiati a dondolare sul filo della ragnatela: può sembrare una stronzata, ma quest’immagine riflette esattamente la proporzione che vige tra il detto e il non detto di questo assoluto capolavoro bolañiano: lui ti somministra il minimo indispensabile e questa chirurgica dose di narrazione si rivela sufficiente per sorreggere qualsiasi sotto o sovrastruttura il lettore finisca per immaginarsi.

Costa Brava. Si allunga più di un’ombra sulla spiaggia antistante l’Hotel del Mar: la prima è quella del protagonista, Udo Berger, campione del mondo del famoso Wargame da tavolo “Terzo Reich”, che spende la propria villeggiatura insieme alla compagna Ingeborg; lei in riva al mare, a prendere il sole e fare nuove conoscenze, e lui trincerato nella propria camera d’albergo in cerca di una nuova variante per vincere le sue contorte partite. La seconda è la figura dapprima velata e misteriosa, poi invadente e antropofaga di Frau Else, proprietaria dell’albergo che vanta un posto d’onore tra le memorie di Udo, e che nasconde dietro di sé un marito sepolto nell’ombra di una malattia senza antidoto che lo tiene confinato a un letto dal quale, tuttavia, sembra essere in grado di governare un universo di cui vede e sente tutto. Poi il Bruciato, l’uomo sfigurato da orrende ustioni che vive all’interno della sua fortezza costruita con i pattìni che affitta ai turisti, e che arriverà a ingaggiare una pluridimensionale partita di Terzo Reich con Udo, mettendo alla prova le abilità del campione nel sapersi destreggiare contro un nemico che non conosce il concetto di sconfitta e che, come in tutte le opere dello scrittore cileno, si annida dietro ciò che è da considerarsi come il Male. Tra i ricordi che riaffiorano e un’atmosfera che lentamente si ottenebra , Udo fa la conoscenza di Charlie e della sua fidanzata, Hanna, del personaggio scisso in due che prende i nomi del Lupo e dell’Agnello, e affronta una serie di enigmi che la presenza di Frau Else e di suo marito comportano, o forse a cui la loro presenza si deve, quasi fossero figure sorte dalle tenebre che l’Hotel del Mar un tempo dissipava e nelle quali, invece, ora che Udo è tornato a osservarlo con occhi diversi, sembra essere avvolto. La partenza di Ingeborg si rivela essere soltanto l’innesto per un ordigno di solitudine che nessuna presenza fisica sembra poter scongiurare, e che trova – lo trova? – il suo disinnesco soltanto al culmine della fatidica partita al Wargame. Udo si ritrova con il suo Terzo Reich da salvare, contro tutto e tutti: contro le minacciose pedine delle forze alleate e la natura subdola di Frau Else, contro i carri armati schierati sul tavolo da gioco e l’indecifrabile condotta del Bruciato, contro le forze anfibie dispiegate sull’europa bidimensionale e la crescente avversione di un uomo impotente, all’apparenza, ma che man mano che il filo si riavvolge sembra stringere tra le proprie mani le redini del mondo intero.

Questo è il romanzo perfetto con il quale concludere la sequela di letture estive; è un libro, anzi, il libro da leggere a pieno contatto con l’ambientazione descritta, che sia in spiaggia o in camera d’albergo, che attraverso le pagine sulle quali Udo riporta la sua villeggiatura non possono che incupirsi e mutare forma, perché Bolaño, attraverso le vicende di Berger, si rivolge a noi tutti. Prodotto collaterale dell’alchimia del Male onnipresente nelle opere del cileno, Il Terzo Reich è la definitiva lettura di fine estate, quella vera, quella che porta a riscoprire cosa significa tremare di quel freddo che proviene da dentro.




