Destino e gioco

Più fecondo di quel che sembra è il vivaio della saggistica: alimenta creature molteplici, anche la pianta esotica della divagazione associativa. Di cosa si tratta? Provate a leggere un’opera armati di penna e quadernetto: sarà inevitabile – mentre si legge – che il pensiero navighi fuori dalla pagina e si prendano appunti, parlando d’altro, traendo da singoli passi gli stimoli per divagare, appunto.

Ecco, divagare, parola chiave della libertà di un lettore che può diventare scrittore
assumendo il testo come perno su cui incardinare il proprio pensiero. È quanto ha fatto – in un esercizio di alto stile – Miklós Szentkuthy leggendo le Memorie di Casanova, massima incarnazione del libertino settecentesco. Ramificata e infinita miniera di volti e di fatti, nelle Memorie si trova di tutto, ma non è da tutti percorrere i suoi cento cunicoli divagando in un centinaio di commenti.
Mi basta un solo esempio: il gioco ambiguo che si snoda attorno alle figure del virtuoso castrato Bellino e di una ragazza, con una girandola di travestimenti da pochade teatrale che permettono infine alla ragazza di calcare palchi teatrali altrimenti preclusi al suo sesso. Szentkuthy legge quei passaggi delle Memorie e vi costruisce due pezzi sublimi, l’87 e 88, da cui affiorano due aguzze questioni: cosa è Bellino? come valutare la sua natura? e nella natura «bisogna vedere un destino oppure un gioco? O un gioco che è comunque un destino? Un destino che resta soltanto un gioco?».

Casanova è una mente postuma: vive la perplessità delle differenze sessuali e
sperimenta in anteprima la questione dei “generi”, per cogliere infine che la felicità nasce dalla «concretezza inebriante della realtà dei corpi e l’incertezza variopinta delle interpretazioni», per cui alla fine la felicità può trovarsi, a ben ragionare, nell’alternanza di gioco e destino. E ancora: è proprio mediante la figura ambigua di Bellino che Casanova esprime un minuscolo dogma: «Quando godiamo non ci turba mai il pensiero che alla gioia seguirà il dolore».

È tutto così, questo saggio multicolore, una perenne divagazione, un tentativo riuscito di lettura che deflagra in scintille analogiche. È la prova che la mente non percorre il filo diritto della logica, ma si culla nella rotonda concavità dei richiami analogici. E se questa è una teoria letteraria, ebbene: il catalogo Adelphi ne è maestro.

(Miklós Szentkuthy, A proposito di Casanova, Adelphi 2025)

di Antonio Castronuovo

Antonio è critico e traduttore. Scrive per la «Gazzetta di Parma» e per riviste di storia del libro. I suoi lavori sono nei cataloghi Sellerio, La nave di Teseo, Elliot, Quodlibet, Rubbettino e sono tradotti in vari paesi del mondo.

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