La notte non porta più la minima frescura.
All’alba i miei fiori abbassano già la testa, i loro colori sono più scuri, meno trasparenti. Posso quasi sentire le loro grida di angoscia.
I prati diventano savana, i cavalli diventano zebre. Senza pioggia non hanno più nulla da mangiare.
Durante una primavera estremamente poco piovosa, Blandine Laneyire, in preda alla sua eco-ansia esacerbata, decide di dipingere la storia “Un’estate senza
pioggia” – grandi tele astratte dai colori di un giardino dell’Eden corredate di
abiti portati da donne di ogni età che sembrano avere una sola domanda:
“Pioverà domani?”





Alla fine della primavera 2020, particolarmente calda, ho iniziato grandi tele su lenzuola per mostrare la natura rigogliosa che, giorno dopo giorno, diventa arida.
Ho riprodotto le tele su sete sottili, quasi trasparenti per alcune. Ho poi cucito abiti immensi, come la natura. Sono fragili come fiori effimeri, ruvide in certi punti a causa della pittura, dolci come un petalo là dove il tessuto è rimasto intatto.
Donne di tutte le età hanno posato liberamente. È una conversazione, una specie di pranzo in famiglia con una riflessione comune: l’angoscia di queste estati senz’acqua.
Ognuna, avvolta in un abito identico al dipinto, non forma nient’altro che un’unica immagine. Fiori giganteschi, ricreano un giardino fiammeggiante, senza acqua, senza odore, senza una lenta morte.
Solo qualcosa di bello, ma immobilizzato.
Di loro non si vede più che il loro interrogarsi, la loro determinazione a lottare, la loro indifferenza, la loro paura o la loro fiducia.
Il giardino


Respiro.
Come i miei fiori, respiro.
Senza di loro muoio.
Per questo consumo e abuso dell’acqua: per tenerli in vita.
Del resto non mi importa: presto, per me, sarà tutto finito.
Capanne


Mi ricordo delle capanne sulla spiaggia di Miami.
Vorrei dipingerle.
Vedo distintamente i colori stendersi sul lenzuolo.
Vedo i rosa, i verdi, i gialli, le ombre e le luci.
Eppure non mi muovo. Del resto non si muove nulla: né le foglie degli alberi, né i fiori.
Gli uccelli tacciono, le farfalle sono scomparse. È come se la vita si fosse fermata. A malapena respiro.
E poi, d’un tratto, mi alzo, attirata dal desiderio di stendere quei colori fino a quando il mio pennello si esaurisce; allora lo immergo in un altro colore, e poi in un altro ancora.
Primario, violento, rivendicativo.
All’improvviso mi sento determinata a lottare perché i colori dei fiori, quelli dell’erba, degli alberi e dei frutti restino per sempre sulla terra.
Regina


Sono una regina.
Una regina in collera contro il mondo che non mi piace.
No, sono una guerriera.
Combatterò, perché ho ancora anni e anni da vivere su questa terra.
Grazie a me la pioggia cadrà, i prati torneranno a verdeggiare.
Gli uccelli canteranno e faranno tacere le cicale che mi fanno venire mal di testa.
La terra, finalmente, respirerà.
Savana


Il prato sembra un tappeto d’oro costellato di cavallette.
Felici di questa siccità, schizzano sotto i miei piedi,
urtano contro le mie gambe.
I miei cavalli si trasformano in zebre in questa savana.
È bello, questo sbiadire dei colori; è dolce.
Eppure ho paura, perché non so più cosa fare per lottare.
Ortensia


Separo i rifiuti.
Le mie docce durano solo venti secondi.
Non ho più l’auto.
Non mangio più carne, né pesce, né nulla che possa riscaldare la terra.
A volte sono piena di speranza, a volte guardo tutto questo dall’alto.
Sabbia


I miei capelli sono biondi, i miei occhi sono azzurri. La mia bocca è rossa, la mia pelle è rosa.
Vorrei vivere in un paese dove il sole non bruci tutto sotto i suoi raggi, ma non so se esista.
Qui ci sono solo il sole, il caldo e le cicale.
Durante i pomeriggi interminabili, nell’afa della casa con le persiane chiuse, elaboro piani per raffreddare la terra.
Ho inventato una danza della pioggia, ma la pioggia non arriva ancora.
Domani proverò a inventare una canzone.
Vincerò.
Devo farlo.
Cuori


Rido, ma ho paura.
Tutto questo amore… non è spaventoso?
Che cosa me ne farò?
A chi lo darò?
Amare tutti, amare nessuno: è la stessa cosa.
Non amare nessuno significa non amare se stessi.
Sono certa che tutto può ancora cambiare.
Ci credo allo stesso modo in cui si ama.
Con passione.
Riflessione


Ho la sensazione che la mia vita sia una macchia.
Non una sola: molte macchie.
Di tutte le dimensioni.
Prendono la forma che vogliono. Non posso mai prevedere nulla.
Quelle gialle, rosa, verdi o turchesi sono le mie speranze,
quelle scure le mie disperazioni,
quelle chiare le mie riflessioni.
Per impazienza scuoto il pennello: la pittura cosparge le grandi macchie di puntini. È come se scrivessi parole per estrarmi da questa rabbia.
Passo dopo passo, azione dopo azione, tutto tornerà al suo posto.
La pioggia cadrà fine e dolce, l’erba rinverdirà, i fiori fioriranno e tutto ricomincerà.
Prateria


Calpesto i miei garofani, le mie rose, i miei narcisi
e le mie viole del pensiero.
I petali si aggrappano al mio abito avorio, come se volessero trascinarmi nella loro lenta morte.
Mi inebrio dei loro profumi, dei loro colori più delicati,
meno stridenti, meno impetuosi, ora che giacciono a terra.
Dico: l’anno prossimo forse potrete vivere, ma non quest’anno.
Non c’è acqua e non sopporto più di sentirvi gemere.
Passeggiata


La strada è lunga.
Come un serpente si avvolge attorno a me.
Non riconosco più nulla.
Cammino.
Fino alla fine camminerò, per dimenticare questa sensazione
di girare in tondo.
Cammino e aspetto.
Tutto può ancora cambiare.
Alzo gli occhi: i rami graffiano il cielo, il sole somiglia
a un bersaglio.
Entro nella sua spirale, la mia mente si placa. Mi lascio inghiottire.
Senza paura, senza rimpianto.
Rovi


A mezzogiorno ho camminato nell’erba alta e secca.
Le cavallette mi hanno assalita, i rovi mi hanno graffiata,
il sole mi ha incendiata.
Avrei voluto avere una falce dalla lama grande e affilata
per liberarmi di tutto quel blu diventato quasi viola sotto il caldo,
per liberarmi di questi pensieri confusi.
Ho sussurrato: vincerò.
Sappiate che nulla mi ferma.
Nuvola


L’anno scorso, a novembre, ho visto un narciso nel sottobosco; c’erano anche funghi e castagne.
Certo, i fiori di primavera sono tornati, ma non sono sopravvissuti alla siccità; del resto nessun fiore è sopravvissuto.
Una notte sono andata in giardino: dovevano essere le due del mattino.
Ho visto la luna brillare come il sole,
ho visto una foschia opaca e calda.
Ho pensato: è quasi la fine.
Volute


Danzo davanti allo specchio.
I cerchi neri si muovono lentamente, spinti dai miei movimenti
lenti come un uccello sfinito dal caldo.
Dalla mia finestra vedo un corvo nero. Disegna cerchi
nel cielo azzurro pallido.
Come lui giro in tondo: giro, giro, giro.
Danzo.
Non ho più parole: le mie mani e tutto il mio corpo parlano per me.
Tutto ciò che resta


Il vento bruciante soffia da così tanto tempo che non so più che cosa sia il silenzio.
Distrugge la mia casa, piega gli alberi, spazza via tutto ciò che trova sul suo cammino: la pala, il rastrello, la barca, le auto e i miei giocattoli.
Accatasta tutto in un angolo, come fa la mamma quando si mette a fare un grande riordino.
Forse, quando avrà finito di pulire e ne avrà abbastanza, ricostruirà tutto… meglio.
Di seguito è possibile visionare il lavoro integrale in lingua originale:
Blandine ha sviluppato un’attrazione per l’allegria e la rapidità di questo universo, che si è progressivamente trasformata in disgusto per la sua crudeltà e lo spreco che ne consegue. Questo sentimento la ha condotta a concepire delle opere d’arte tessile e degli abiti-sculture che ha esposto alla Galérie Intuiti (Parigi), al teatro Franco Parenti (Milano), alla Galérie du Croissant (Bruxelles) alla Galérie du Triangle (Lione) e all’IMM Montsouris (residenza d’artista).

















